3b - scuola primaria via Cesari - Milano

Le storie scritte dai bambini dopo l'uscita ai laghetti del Parco Nord

LA TARTARUGA E LA RANA

Nel lago vecchio del parco Nord, una mattina di primavera, una tartaruga molto affamata andava a caccia di girini, ma non ne trovava.
"Cosa posso fare ?"- pensò la tartaruga.
Dopo un po' vide una rana e, siccome era l'unico cibo disponibile, a parte gli insetti e i pesci, pensò di mangiarla e allora incominciò ad inseguirla per ore.
Alla fine vinse la rana e la tartaruga andò a cercare altrove.
Eccola Là!!
Chissà se riuscirà mai a prenderla!

(Alessia IIIB - Cesari - MI)

La tartaruga e la rana

Ieri con la mia classe sono andato al Parco Nord.
Dopo il pic-nic su una collina misteriosa, ci siamo recati al lago vecchio.
Sulle acque grigie c'erano tante foglie e ninfee bianche tra le quali ho visto una tartaruga piccola e verde che inseguiva una rana che saltellava.
I due animaletti giocavano a "ce l'hai" .
Quando la tartaruga stava per prendere la rana, questa saltava su un altra foglia.
Io mi divertivo a guardarle e facevo il "tifo" per la rana.

(Nicholas Petrucci IIIB - Cesari - MI)

Il cardellino del Parco Nord

Mentre passeggiavamo per un sentiero ombroso del Parco Nord abbiamo visto un uccellino con la coda rossiccia, la testa nera con delle righe bianche sugli occhi e le ali marroni: era un cardellino.
Ci seguiva volando di albero in albero.
Sembrava che dicesse: "Seguitemi".
Noi lo abbiamo seguito e alla fine ci ha portato al suo nido dove abbiamo visto i suoi piccoli e la sua fidanzata.
Lui aveva nel becco dei vermi per i piccoli.
Sembrava una famiglia proprio felice.
Ma proprio mentre noi eravamo lì, arrivò un merlo proprio cattivo a rubare il loro cibo.
Il cardellino maschio andò vicino al merlo e gli diede alcune beccate sulle zampe per fargli lasciare i vermetti, ma così peggiorò le cose perché il cibo cadde giù dall'albero e nessuno lo mangiò.
Il merlo se ne andò portandosi via un uccellino.
La cardellina aprì le ali e abbracciò i piccoli che erano impauriti.
Il cardellino corse in volo a riprendere il piccolo e ci riuscì ma venne ferito e non riuscì più a volare.
Meno male che noi eravamo lì!
Abbiamo subito aiutato gli uccellini: il piccolo l'abbiamo riportato nel nido e il papà lo abbiamo curato.
Ora la famiglia vive felice e contenta.

(Noemi Pipitone III B - Cesari - MI)

LA RANA E LA TARTARUGA DEL LAGHETTO VECCHIO

Così si narra. Un giorno, sulla riva del laghetto più vecchio del parco Nord, ecco spuntare, dalle foglie dei nannufari, una rana e poi una tartaruga …
Incominciò un inseguimento: la rana saltava più che poteva mentre la tartaruga si muoveva a stento fra le foglie.
Ad un certo punto la rana saltò e andò a finire su una canna.
La tartaruga non ci arrivava e la rana non le dava tregua!
Stava lì e sembrava che le dicesse: "Non mi prendi, non mi prendi!"
Poi all'improvviso scomparve fra le canne.
Da quel giorno le tartarughe, in quel punto del laghetto, sono aumentate.
Vogliono riuscire a scovare quella rana che se ne sta ancora lì, nascosta tra le canne.

(ALICE MERZONI 3B Cesari MI)

LA TARTARUGA E LA RANA

Nel lago vecchio del Parco Nord vive una tartaruga che insegue sempre una rana.
E' da quando era nell'uovo che cerca di mangiarla!
Dall'uovo un giorno uscì un girino che schizzò subito via.
La rana cresceva e la tartaruga diventava sempre più veloce.
Un bel giorno la rana fece le uova e le nascose; lo stesso fece la tartaruga.
Una mattina la tartaruga mentre nuotava vide la rana che stava dormendo, allora le si avvicinò. La rana, però se ne accorse e saltò subito su un ramo.
La rana disse alla tartaruga che voleva diventare sua amica e la tartaruga fu d'accordo con lei. E così la rana si avvicinò alla tartaruga e si abbracciarono.
Dopo un po' videro i cuccioli della rana che scappavano verso i cuccioli di tartaruga.
Alla fine anche i cuccioli fecero pace e ancora adesso vivono insieme nel lago vecchio del Parco Nord, felici e contenti.

(Betti Nicole IIIB - Cesari - MI)

LA TARTARUGA E LA RANA

Ero davanti al laghetto vecchio del Parco Nord quando ho visto una rana e una tartaruga che si inseguivano sopra i nannufari.
Si rincorrevano perchè stavano facendo una guerra, per decidere chi doveva dominare tra le due razze?
Oppure, stavano lottando perchè la rana voleva proteggere i suoi girini dalla tartaruga che se li voleva mangiare?
Forse la verità è che la rana aveva visto per prima una foglia di insalata e se la voleva mangiare tutta lei di nascosto della sua avversaria.
Chi riuscirà fra tutte e due a mangiarsela?
A un certo punto la tartaruga si era allontanata dalla rana; forse la rana ha vinto il combattimento?
Sono ritornato a scuola con un dubbio: erano amiche e stavano chiacchierando tra di loro? O erano nemiche e stavano lottando?
Il mio dispiacere è che non lo saprò mai.

(MARIOD'ANGELO IIIB - CESARI - MI)

L'Albero-mano

Al parco Nord, tra due colline, c'è un albero che ha la stranissima forma di mano.
Questa mano è la mano di un mostro di legno che aveva quattro braccia con mani una diversa dall'altra; due erano scheletriche mentre le altre erano più grosse.
Aveva cinque zampe e, nella bocca, al posto dei denti, aveva trivelle che distruggevano tutto.
Aveva tre occhi e un mattone al posto del naso.
Questo mostro distruggeva città e castelli e tutti ne avevano paura, tranne i cavalieri della città che decisero di fargli un imboscata.
Chiesero al mago del castello di fare una magia, cioè: costruire una casa finta.
E cosi attirarono il mostro nella casa, lo circondarono e lo ferirono con lance,spade e catapulte.
Alla fine il mostro venne circondato da strisce colorate che lo fecero sparire spingendolo sotto terra e mandandolo in letargo eterno.
Mentre veniva coperto il mostro cercò di liberarsi e una delle sue mani rimase fuori dalla terra.
La gente felice fece una festa.

(Federico Mora IIIB - Cesari - MI)

IL MISTERO DEI DUE ONTANI.

Andavamo di fretta verso il laghetto più vecchio del Parco Nord, quando vedemmo due ontani quasi uguali: su uno vi erano i colombi e sull'altro no!
Che strano!
Notai che i colombi borbottavano tra di loro.
Ascoltai bene e sentii che dicevano: "Sull'altro ontano ci sono le fatine nere! Stanno ballando la danza delle streghe. Ballano leggere come il vento, sulla punta delle loro scarpe nere".
Guardai bene e vidi anch'io una fata.
Chiesi chi fosse e un colombo mi rispose: "E' la regina delle fate nere, che prepara le pozioni".
Io chiesi come mai fossero andate proprio lì e il colombo mi disse:
"Sono arrabbiate con noi colombi perché noi non dividevamo con loro la nostra casa e allora ci hanno rubato quell'ontano; da allora non ci mettiamo più piede ."

(Lara Zanardi IIIB - CESARI - MI)

Il mistero dei due ontani.

Sulla riva del laghetto vecchio del Parco Nord ci sono due ontani: su uno ci sono sempre i colombi e sull'altro mai.
Si racconta che la sera, quando i turisti vanno via, l'ontano senza colombi si trasforma in una pianta carnivora che mangia tutto quello che c'è appoggiato sopra!
Lui si trasforma da quando sono iniziati gli scavi della MM 5: da allora soffre di insonnia, una forma rara e aggressiva, che lo obbliga a trasformarsi.
I colombi si sentono naturalmente più tranquilli e al sicuro sull'altro ontano anche grazie al nocciolo che separa i due ontani ed i cui rami nottetempo si trasformano in uno scudo protettivo per garantire un sonno tranquillo ai colombi.
Chissà quando finiranno gli scavi?

(Riccardo Aquino III B - Cesari - MI)

L'ALBERO-MANO

Esiste una distesa d'erba tra due colline del Parco Nord (su una c'eravamo noi a fare il pic-nic) dove si vede spuntare dall'erba un albero a forma di mano.
Si narra che quell'albero era la mano di un gigante molto gentile con gli esseri viventi ma non con: le streghe, i nani, i ladri, i baristi, i duca, i re, i cavalieri e i draghi.
Un giorno tutti gli esseri viventi non amati dal gigante fecero una riunione per decidere come uccidere il gigante.
Le streghe e i nani proposero di farlo diventare trasparente, i ladri e i baristi proposero di drogarlo, i duchi e i re proposero di impiccarlo e i cavalieri e i draghi di ucciderlo con la forza.
Venne scelta la proposta delle streghe e dei nani.
Povero gigante!
La strega che stava facendo la magia al gigante però sbagliò una parola della formula. Il gigante volò sul prato e non diventò tutto trasparente, perché una mano gli rimase visibile e diventò un albero.
Ecco perché quell'albero ha la forma di una mano.

(Tiziana Di Vita III B - Cesari - MI)

L'ALBERO-MANO

Sotto il teatrino del Parco Nord c'è un "albero-mano".
In realtà è un robot morto che è stato distrutto in guerra.
Era un robot forte e difendeva bene il mondo.
Quando è stato distrutto, siccome si sentiva un "brocco"(vuol dire senza energia), se ne andò sotto terra e restò lì tanto tempo.
Sentì gli alberi parlare del mondo e decise di farne parte, ma non sapeva come fare.
Allora restò lì tutta la vita a pensare, finché non morì.
Prima di morire, però, mise fuori dalla terra una mano.
Sentì il caldo del sole e l'aria fresca e capì che gli piacevano molto.
Capì anche che la sua mano sarebbe diventata un albero che tutti avrebbero potuto ammirare e morì felice.

(Fabio Zanferrari IIIB - Cesari - MI )

IL PARCO NORD

Ieri, 7 Maggio io non sono andata al Parco-Nord con i miei compagni, per il secondo incontro con Massimo, perché non stavo bene. Che peccato, perché i miei compagni mi hanno raccontato di aver visto cose molto strane! E le storie che hanno scritto sono molto interessanti.
Però io ci sono andata con i miei genitori tante volte al Parco Nord dove ci sono tanti giochi e grandi prati.
L'ultima volta che ci sono andata faceva molto caldo ed io mi sono divertita a correre in mezzo al prato e a rotolarmi sull'erba.
Ad un certo punto ho sentito gridare: "Giorgia andiamo a fare una passeggiata? Vieni!". Era la mamma che mi chiamava.
Io malcontenta ho raggiunto i miei genitori.
Arrivati al laghetto ho iniziato a giocare e non ero più pentita di aver fatto la passeggiata.
Guardavo i pesci, li fissavo e li osservavo.
Non sentivo nessun rumore: sentivo solo l'acqua e gli uccelli.
"Andiamo a casa?" Mi diceva mia madre, ma io non sentivo, ero assorta e incantata dalla bellezza della natura che mi circondava.
Ad un certo punto mi sono sbloccata e ho sentito la voce della mamma che mi chiamava e così le ho raccontato tutti i sentimenti e le emozioni che avevo provato.

(Giorgia Corain III B Cesari)