Il piccolo giardiniere - Il prato infinito

Testo tratto dal sito: www.racine.ra.it

Il signor Palomar, come si è detto, ha una casa, come tutti noi del resto, e questa casa è circondata da un prato, un bel prato curato, artificiale e naturale insieme, naturale perché costituito di un elemento naturale, l’erba (dicondra, loglietto e trifoglio), artificiale perché elemento aggiunto al paesaggio, del quale non farebbe naturalmente parte. Poiché i diversi tipi di erba crescono a ritmi diversi, è necessario, per mantenere omogeneamente a uno stesso livello le sue componenti, tagliarlo periodicamente. Ma il taglio scopre qua e là irregolarità, quali aree spelacchiate o macchie gialle o ancora una concentrazione anomala di erbacce. Impegnato nel suo lavoro di cura del prato, che svolge periodicamente, mentre estirpa le erbacce il signor Palomar pensa che il modo più efficace di procedere non possa prescindere dalla conoscenza approfondita del prato stesso.

Il prato è una realtà complessa, costituita di tanti enti elementari, i fili d’erba, variamente distribuiti e ognuno con caratteristiche proprie; la conoscenza del prato non può essere conoscenza di tutti fili d’erba, ma deve necessariamente essere il risultato di un metodo di indagine più raffinato ed economico. In particolare Palomar pensa a due modi distinti:

individuare una zona indicativa della distribuzione generale dei fili d’erba del prato, classificarne le componenti «contare quanti fili d’erba ci sono, di quali specie, quanto fitti e come distribuiti. In base a questo calcolo si arriverà ad una conoscenza statistica del prato, stabilita la quale...»,
classificare il prato come un insieme costituito di due sottoinsiemi principali, uno formato dalle erbe coltivate, l’altro dalle erbacce; «...un’intersezione dei due sottoinsiemi è costituita dalle erbe nate spontaneamente ma appartenenti alle specie coltivate e quindi indistinguibili da queste. I due sottoinsiemi a loro volta includono le varie specie, ognuna delle quali è un sottoinsieme, o per meglio dire è un insieme che include il sottoinsieme dei propri appartenenti che appartengono pure al prato e il sottoinsieme degli esterni al prato. Soffia il vento, volano i semi e i pollini, le relazioni tra gli insiemi si sconvolgono...».
Nei pensieri di Palomar, intento ad un’attività ordinaria come la pulizia del prato, dunque si prospettano due diverse metodologie di ricerca: l’indagine statistica per astrarre da uno scenario particolare un quadro generale della realtà, e la riflessione sulla visione sintetica d’assieme di un universo classificato e organizzato in parti interrelate tra loro.

«Palomar è già passato ad un altro ordine di pensieri: è il prato quello che noi vediamo oppure vediamo un’erba più un’erba più un’erba...? Quello che noi diciamo “vedere il prato” è solo un effetto dei nostri sensi approssimativi e grossolani; un insieme esiste solo in quanto formato da elementi distinti. Non è il caso di contarli, il numero non importa; quel che importa è afferrare in un solo colpo d’occhio le singole pianticelle una per una, nelle loro particolari differenze. E non solamente vederle: pensarle. Invece di pensare il prato. Pensare quel gambo con due foglie di trifoglio, quella foglia lanceolata un po’ ingobbita, quel corimbo sottile...»

Conoscere l’universo (perché in realtà è all’universo che la storia si riferisce) è conoscerne gli elementi strutturali: le galassie “tipiche” per studiarne il movimento globale, le particelle elementari e le loro interazioni per capirne la struttura su tutte le scale di grandezze.

«Palomar s’è distratto, non strappa più le erbacce, non pensa più al prato: pensa all’universo. Sta provando ad applicare all’universo tutto quello che ha pensato del prato. L’universo come cosmo regolare o come proliferazione caotica. L’universo, insieme di corpi celesti, nebulose, pulviscolo, campi di forze, intersezioni di campi, insiemi di insiemi...»